Sul pericoloso mito del "sacrificio" in azienda

Quando le aziende superano la maggiore età, o quando ancor meglio quando cominciano a festeggiare gli “anta”, accade che tra le tante trasformazioni necessarie vi sia anche un ricambio generazionale. Capita che i vecchi eroici dipendenti, quelli che hanno contribuito a fondare l'azienda col sacro sudore della propria fronte, quelli che lavoravano sempre oltre il tempo che gli veniva riconosciuto, capita che questi se ne vadano in onorata pensione, lasciando un vuoto difficilmente colmabile, sia in termini affettivi che in termini di processo.

 

Capita che dopo qualche tempo dal loro onorato congedo il mito di questi eroi aziendali cresca sempre di più, in quanto cominciano a risultare “insostituibili” o comunque non più replicabili, soprattutto in rapporto alle nuove leve che paiono tanto prive della cosiddetta cultura del sacrificio.

 

Ora, nella natura umana, in termini darwiniani, biologici, cognitivi, sistemici cibernetici ecc... Ma soprattutto in termini di buon senso, nessuno, da' niente per niente. Se così non fosse ci saremmo già estinti da un pezzo.

 

Se qualcuno si sacrifica tanto per qualcunaltro o qualcos'altro, ad esempio l'azienda, un tornaconto ci deve essere per forza, in termini emotivi, materiali, nobili o meno nobili, ma un tornaconto ci deve essere, altrimenti i conti non tornano.

 

Nella massima buona fede il nostro veterano, lavorando per anni e anni oltre l'orario e facendo molto di più di quanto non gli venisse chiesto, si è reso insostituibile. Questo è un problema! Guarda caso quando insieme ai nostri clienti, durante la mappatura aziendale su ruoli e competenze emergono queste figure, quando si comincia a lavorare sul passaggio dei saperi tra questi e i nuovi, a parte lodevoli eccezioni, è sempre un gran problema.

 

Il tanto amato veterano comincia a tirare il freno, a dare segni di insofferenza a sentirsi confuso, a emarginare i nuovi. Egli avverte con le sue antenne che la sua zona di confort è minacciata. Il problema più grave è dato dal fatto che l'essere restato tanti anni a fedele guardia di una posizione, non gli consente di vedersi nemmeno in altri ruoli quali quello del formatore-istruttore delle nuove leve.

 

Il mito del sacrificio deve dunque far riflettere e far intervenire finché si è in tempo: pur reggendosi sulle migliori intenzioni, quel tipo di “sacrificio” mette a rischio il processo di miglioramento continuo, mette a rischio l'azienda ed il nostro prezioso collaboratore.

 

Povera è la patria che ha bisogno di eroi...”.

Bertold Brecht

 

D. P.

 

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