Il Management delle Emozioni
Parlare di emozioni in un ambiente produttivo, quando non direttamente manifatturiero ha sempre un che di dissacrante, di proibito, eppure le emozioni sono comunque presenti nel nostro vivere quotidiano, anche all'interno di un processo di produzione manifatturiera. Innanzitutto vi è da chiarire che cosa s'intende per “emozione”. Ciò che a mio avviso crea resistenza in ambiente aziendale è il fatto che si confonda l'emozione con la fragilità emotiva, come qualcosa di incontrollabile e non razionale che mal si rapporta con un ambiente che invece necessita di precisione, padronanza dei mezzi e dei processi. L'emozione o l'”intelligenza emotiva”, per dirla come Goleman, è tutt'altra cosa. L'emozione è una super-informazione che cerca di comunicarci qualcosa di importante e fondamentale che a livello esclusivamente cosciente-razionale rischiamo o stiamo rischiando di trascurare. L'emozione può essere raffigurata sia come una guida che come una sentinella. Una guida per ciò che vogliamo raggiungere, una sentinella per ciò che ci potrebbe fare male.
Prendere confidenza con le proprie emozioni significa poterle governare, potercisi fidare, poterle interrogare, significa gestire pacchetti di informazioni molto potenti e molto preziose. E' la negazione di questo fatto che porta poi alla loro ingovernabilità e a preferirne l'isolamento, quando non il (presunto) blocco in contesti che non siano quelli strettamente personali e privati.
Sta di fatto che la capacità di ascolto delle proprie emozioni è ciò che ci permette di muoverci nel buio come nel caos, ciò che spinge la nostra motivazione a far bene, ciò che ci protegge da possibili tragici errori. L'emozione è informazione e “l'informazione è potere” (H.G. Hoover).
