Ipse dixit: Se fosse stato capace avrebbe fatto lui il titolare...
Sarà un caso strano, ma ultimamente mi sono capitati due clienti che di simile avevano il fatto di essere delle donne brillanti, titolari di micro-imprese (5-7 persone), creative e che arrivate ad un certo punto, in cui si chiedeva di più al dinamismo dei propri dipendenti, qualcuno intorno ha pensato di aiutarle dicendo loro che questi dipendenti: “se fossero stati svegli non avrebbero certo fatto i dipendenti (presso di loro)”.
Nello specifico ho notato come tale atteggiamento venga subito i quei settori a facilità “apparente”, quelli che difficilmente vanno in crisi e che proprio per questo, purtroppo, sono mediamente connotati da un livello di qualità piuttosto basso. Il paradosso è dunque che distinguersi in questi settori è ancora più difficile, proprio perché manca la mentalità della qualità. nei titolari come nei dipendenti. Alzare il livello, distinguersi, formare adeguatamente un personale che istituzionalmente non viene mai preparato adeguatamente, non sono cose da dilettanti e non sono cose che possono essere fatte dal primo che passa. Non solo, questo è il modo di fare impresa che cercano i dipendenti qualità, quelli che magari si sono formati anche a proprie spese e che cercano un posto in cui crescere, dove il denaro non è l'unico elemento capace di caratterizzare la relazione con i titolari. Il problema è infatti che queste persone troppo spesso cercano un luogo capace di accoglierli e valorizzarli e non trovandolo arrivano a anche a crearsene uno da sé, facendo di necessità virtù.
Dire a qualcuno che non può pretendere di essere seguito da persone sveglie ed intelligenti è un modo forse non immediatamente consapevole ma comunque colpevole di dirgli che non è né sveglio né intelligente.
Ma comunque, al di là di un meritatissimo schiaffo che spetterebbe a chi se ne esce con certe frasi, mi sono dovuto rendere conto che in certi contesti, soprattutto con le donne, questa mentalità è parecchio diffusa. Sia chiaro che non è mia intenzione fare un discorso femminista, ma lo scontrarmi con una mentalità di questo tipo mi ha sorpreso e mi ha fatto riflettere. Mi ha fatto pensare che sull'imprenditoria femminile persiste ancora il tentativo di un controllo sociale che si basa sulla demolizione dell'autostima.
Una montagna di energia e di creatività compresse da un sistema atavico e geloso che ha ancora paura del successo delle donne. Robe da pazzi. Che poi magari un tempo una “buona intenzione” dietro a questo tipo di “controllo sociale” c'era, ovvero quello di non far scappare le donne che era bene, secondo la cultura del tempo, che si occupassero esclusivamente della famiglia ecc..
La cosa interessante è come le imprenditrici che sto seguendo ora siano state altresì capaci di farsi una famiglia e di conservare la propria femminilità, (diversamente da altri modelli di donne di successo), mettendola anzi al servizio dell'impresa, vuoi con una spiccata capacità a costruire reti di relazione, vuoi con un senso della cura dell'altro che in certi settori è più necessario che mai.
Chiunque abbia creato qualcosa dal nulla non può che avere rispetto di chi ha fatto altrettanto, anche solo per il fatto che ci si rivede, ergo, chi se ne esce con certe espressioni, molto probabilmente cova una frustrazione pesante che spara addosso al prossimo così come una seppia fa con il proprio inchiostro ogni volta si sente in pericolo.
Paradossalmente, dunque, quando si viene aggrediti o più specificamente aggredite da certe espressioni ignoranti, significa che siamo davanti a un sintomo positivo: abbiamo fatto qualcosa di particolare che ha scatenato (consciamente o meno) un po' di invidia e di frustrazione nell'altro, che tristemente, cerca di riabbassarci al livello che lui/lei ritengono esserci stato assegnato. Da chi? Non si capisce.
