La difficile ma possibile e quantomai importante evoluzione del contesto familiare in azienda
L'Italia non è una "repubblica fondata sul lavoro", o meglio, non solo, non come prima cosa. L'Italia si fonda soprattutto sulla famiglia. Il welfare si fonda sulla famiglia, così come il lavoro si fonda (spesso) sulla famiglia. Molte attività, dal semplice negozio allo studio professionstico fino a imprese di notevoli dimensioni vengono fondate e portate avanti dai componenti della stessa famiglia.
Come ogni cosa questo comporta sia vantaggi che svantaggi. I vantaggi sono spesso quelli per cui in queste aziende, anche superando le duecento persone, si riescono a costruire rapporti con la proprietà molto particolari, franchi e diretti. Più o meno tutti, dopo pochi mesi assumono un'identità anche per la proprietà, e spesso, fin che si può, ci si chiama per nome proprio. Lo dico per esperienza diretta. Spesso negli organigrammi come nelle procedure ho trovato che al posto dei ruoli fossero citati i nomi delle persone. Come una grande famiglia. In queste situazioni non sei solo un numero, e questo, a mio modesto parere, è una bella cosa. L'altro lato della medaglia è che spesso la famiglia vera e propria, quella che ha fondato l'impresa, ha i suoi membri non solo al vertice, ma spesso sparsi quà e là nell'organigramma, ad occupare anche posizioni di middle management.
Tra le varie dinamiche che una simile situazione può comportare, quella che mi preme rimarcare in questo articolo è che il confronto con questi "nodi" dell'organigramma è spesso difficile e delicato. Soprattutto quando le intenzioni sono buone. Spesso i componenti della famiglia d'origine avvertono su di sè un carico di responsabilità che va ben oltre il ruolo che gli è stato assegnato. Altrettanto spesso accade che tale modo di fare vada a coprire le inefficienze di altri colleghi, viziando il sistema, che non riesce mai a prendere piena coscienza dei propri limiti e quindi a correggerli. I rischi possibili derivanti da simili situazioni sono che i nodi rappresentati dai membri della famiglia, proprio perchè non consento una corretta ridistribuzione della tensione negli altri nodi, subscano dei livelli di stress altissimi, fino a sfiorare la rottura col resto della rete. Chi conosce queste situazioni, sa bene quanto siano pericolosi e dolorosi certi strappi, tantopiù quando di mezzo ci sono dei consangunei.
Come ho già avuto modo di scrivere in altri articoli, tali martiri non vanno assolutamente incoraggiati nè incensati. Con la massima delicatezza vanno fatti rendere conto che tali modelli, tantopiù in un mercato altamente stressante e competitivo come quello contemporaneo, sono pericolosi sia per i diretti interessati che per l'azienda, nonchè, in questo caso, per i legami familiari che caratterizzano parti dell'azienda. La cosa più importante in questi casi è costruire assieme al diretto interessato un'onorevole via d'uscita. Onorevole per il diretto interessato prima di tutto. Il pericolo è infatti che il familiare prenda questa azione di tutela come un atto di squalifica nei suoi confronti. Questo non deve accadere. Mai. La cosa più importante in questi casi è riconoscere la buona intenzione di chi si è messo, consciamente o meno, in determinate posizioni, in determinati ruoli e conservare quelle buone intenzioni ma dandogli una modalità espressiva diversa.
L'azienda, la famiglia e l'individuo, per rendere al meglio, hanno bisogno ognuno del proprio spazio. Se uno di questi "agenti" sovrasta o ne copre un altro, avviene un cortocircuito. Nonostante le migliori intenzioni di questo mondo. Stiamo dunque attenti e aiutiamo anche chi non se ne accorge a bilanciare questi "spazi" per il bene suo, nostro, dell'azienda e della famiglia, a prescindere dalla consanguineità.
Dav Pao.
