executive coaching

Perchè è importante dare un tono di formalità alle riunioni aziendali?

Come sa chi frequenta questo blog, la specialità di chi scrive sono i contesti aziendali medio-piccoli, di origine padronale, in via di evoluzione. Ebbene, tali contesti sono spesso caratterizzati da una certa informalità: poche o nessuna cravatta, vivacità, confidenza, informalità come scelta e una sorta di "promisquità" tra reparti. Tutte cose che in fase di partenza sono un vantaggio, proprio perchè fanno capo ad una forte componente relazionale che in fase di avvio deve essere la più coesa possibile. Una volta che ci si posiziona sul mercato, però le cose si fanno più complesse, e la confidenza-informalità di prima, possono dare effetti indesiderati, perlomeno in alcuni contesti.

Le riunioni strategiche ed operative, ad esempio, se un tempo andava bene farle mangiando un panino, appoggiati alla macchina del caffè o mentre si aggiustava una macchina arivata in assistenza (casi visti e conosciuti personalmente), dando così la sensazione di essere "sempre sul pezzo", alla lunga possono ottenere l'effetto contrario: se l'eccezione assume i connotati del quotidiano, l'eccezione perde di senso o comunque non diventa più riconducibile ad un processo correttivo, bensì diventa una sorta di improvvisazione continua, con la fatica e lo stress che questo reca con sè. Pensiamo,come si diceva prima, alle riunioni: spesso, per paura di renderle troppo formali, per paura di perdere una certa genuinità tipica del mondo delle PMI, le si svaluta, si arriva in ritardo, magari poco preparati, nella coscienza che tanto si può recuperare più tardi ecc. In questo modo però i processi non si chiudono mai, è come un computer con sempre mille finestre aperte e altre mille applicazioni attive, in questo modo la RAM che resta per le attività importanti è poca e spesso non sufficiente. In questo senso, in diverse aziende che seguo ho fatto in modo che le riunioni strategiche prendessero una forma come dire... "formale" O per dirla come i miei clienti: "quasi una messa"

A partire dal linguaggio, che deve essere più educato del solito e non meno, la puntualità è d'obbligo (1€ a minuto di ritardo), il tempo deve SEMPRE stare dentro dei confini precisi da una al massimo due ore e se l'argomento non è esaurito allo scadere della seconda ora comunque si deve arrivare ad un punto fermo che verrà semmai aggiornato a breve con un'altr ariunione, caratterizzata come sopra. La riunione deve essere un momento "speciale", di alta concentrazione, deve essere "diverso" dalla quotidianità operativa e questa cosa DEVE essere percepibile da tutti i partecipanti. La riunione deve richiamare quasi uno stato di trans, o comunque ancorare degli stati d'animo performanti specifici.

Altrettanto importante è poi il "rompete le righe" per tornare ad un contesto informale, proprio perchè anche la genuinità data dall'informalità deve avere piena cittadinanza e, torno a dire, perchè i contesti devono essere "distinguibili" in ogni modalità di comunicazione e relazione dal quotidiano.

D.P.

 

Il Management delle Emozioni

Parlare di emozioni in un ambiente produttivo, quando non direttamente manifatturiero ha sempre un che di dissacrante, di proibito, eppure le emozioni sono comunque presenti nel nostro vivere quotidiano, anche all'interno di un processo di produzione manifatturiera. Innanzitutto vi è da chiarire che cosa s'intende per “emozione”. Ciò che a mio avviso crea resistenza in ambiente aziendale è il fatto che si confonda l'emozione con la fragilità emotiva, come qualcosa di incontrollabile e non razionale che mal si rapporta con un ambiente che invece necessita di precisione, padronanza dei mezzi e dei processi. L'emozione o l'”intelligenza emotiva”, per dirla come Goleman, è tutt'altra cosa. L'emozione è una super-informazione che cerca di comunicarci qualcosa di importante e fondamentale che a livello esclusivamente cosciente-razionale rischiamo o stiamo rischiando di trascurare. L'emozione può essere raffigurata sia come una guida che come una sentinella. Una guida per ciò che vogliamo raggiungere, una sentinella per ciò che ci potrebbe fare male.