coinvolgimento
Potere e responsabilità: prendere o lasciare?
Se a molti piace il potere, non a tutti piace la responsabilità, tanto da rinunciare talvolta al potenziamento (o empowerment) della propria figura professionale. In un'azienda rete, piccola o grande che sia, un'azienda dove la comunicazione deve viaggiare rapida, chiara e continua, è fondamentale che i ruoli presenti in azienda siano gerarchicamente il più vicini possibile. In apparenza chi sta gerarchicamente "sotto" non dovrebbe che essere contento di un simile appiattimento strutturale, sapere che gli si chiede un contributo in termini di idee oltre che di mano d'opera dovrebbe lusingarlo, a rigor di logica. Sta di fatto che spesso tale sano "appiattimento" gerarchico viene respinto dal basso.
Contribuire in termini di idee e progettualità non fa sempre piacere. Non tanto per ragioni di orario o di salario, ma perché ci si assume delle responsabilità morali. In questi anni si è fatto un gran parlare di empowermet di toyotismo e di tutte quelle prassi che per ragioni storiche dovevano contribuire oltre che ad un miglioramento dei processi di produzione, anche ad un'emancipazione della "base". Sta di fatto che troppo spesso ci si è dimenticati di considerare la zona di comfort che un rapporto classicamente gerarchico può generare anche in chi dovrebbe soffrire di questa gerarchia. Un forte gerarchia è fortemente deresponsabilizzante, per qualcuno può essere una posizione molto comoda: si tirano le otto ore e qualsiasi cosa accada la responsablità del successo è di chi sta sopra. Chi non si sente "responsabile" non sente nemmeno quei vincoli di appartenenza che legano anche emotivamente un lavoratore alla propria azienda.
La leadership ed il cambio di ruolo in azienda
Ogni cambiamento implica la ricerca di un nuovo equilibrio. Cambiare ruolo significa inserirsi in un nuovo equilibrio con nuovi obiettivi da perseguire, nuove competenze da sviluppare (tecniche ed umanistiche) e spesso vecchi rapporti reimpostare.
