Azienda e affetti
Lo so, l'articolo di un blog non può minimamente essere esaustivo per un simile tema. Nemmeno il libro che un giorno non troppo lontano mi piacerebbe scrivere; ad ogni modo, sempre in virtù di una struttura ricorrente nelle aziende che seguo, provo a buttare lì un paio di spunti da condividere coi miei venti, manzoniani, lettori.
Succede spesso che in fase di coaching si giunga ad un nodo delicato, lo si capisce dal fatto che il cliente comincia a girare intorno e a presentare la stessa struttura, le stesse dinamiche descrivendo una “no-win-situation” di cui non si rende nemmeno ben conto. Spesso, relativamente alla mia esperienza, ho notato che tale nodo ruota attorno a qualcosa che di aziendale ha molto poco...
Un fratello, una sorella, un genero, un parente, un amico fraterno, un padre, una madre, un figlio. Parenti. Persone con cui il cliente ha un legame “forte” nel senso più tecnico del termine. Un legame che prescinde dal contesto e dalla forma e che per questo è difficile da modificare e spesso impossibile da scindere. Houston, we gotta a problem. Sta di fatto che con questo genere di problemi convive circa l'80% delle aziende italiane. Che fare dunque?
Mi permetto di suggerire una prima strada ponendoci una serie di domande:
Quale debito abbiamo verso questa persona?
Come e quando questo debito potrà essere estinto?
Che responsabilità riteniamo di avere verso questa persona e quali verso noi stessi? Quali verso l'azienda e il resto del collettivo?
Se vogliamo uscire dalla situazione dobbiamo dare una forma ed un'estensione al nostro problema. Anche nel caso in cui questo non possa essere completamente risolvibile, individuarne i confini può essere un grande passo avanti.
To be continued...
D.P.
